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12 dicembre: i miei perché

a  di Tommaso Fattori

– perchè dobbiamo mettere fine alle politiche di austerità e non è che il governo Renzi-Alfano non è capace di farlo: è che non vuole farlo

– perchè questo è il governo dei record negativi: disoccupazione al 13,2% e disoccupazione giovanile al 43,3%, il peggior dato della storia d’Italia

– perchè se i Marchionne guadagnano 500 volte ciò che guadagnano i “loro” operai e i Davide Serra accumulano fortune speculando in borsa, allora chi racconta che il problema dell’Italia è l’articolo 18 e l’eccessivo costo del lavoro è un farabutto

– perchè l’Italia è fra i paesi più “flessibili” e precarizzati d’Europa, altro che eccessive tutele

– perchè la verità è che un’ora lavorata in Italia costa 28,1 euro contro i 28,4 dell’Eurozona (un’ora lavorata costa 40 euro in Svezia; 38,4 in Danimarca; 34,3 in Francia; 31,3 in Germania – dati Eurostat) 

– perchè un governo che punta ancora sulla precarizzazione del lavoro, sull’abbassamento dei salari e sulla riduzione delle tutele “per tornare ad essere competitivi” ci propone un futuro che è alle spalle: una modernità ottocentesca

– perchè non esiste alcuna correlazione fra maggior flessibilità e crescita dell’occupazione

– perchè è l’ora di estendere i diritti a chi non li ha, non di toglierli a chi li ha

– perchè è l’ora di istituire il reddito minimo garantito e tutele universali, non di rinnovare la flotta aerea e navale dell’esercito italiano

– perchè il sindacato inizia a superare le remore e le mollezze del passato e vengono finalmente recisi antichi cordoni ombelicali

– perchè essere in piazza per la giustizia sociale è anche il miglior modo per ricordare la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969)

Una risposta su “12 dicembre: i miei perché”

Io mi sono rotto i coglioni di preoccuparmi dei politici che capisconomeno di un cazzo. Voglio continuare a far acquisire cultura dialettica attraverso il cinema alla base interessata di cittadini. Basta con duci.ducetti pierini sò tutto!

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