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Da Expo 2015 a Mafia Capitale: le sorgenti materiali delle “larghe intese”

93 di Tommaso Fattori

Ero ospite di Agorà, su Rai 3, il giorno in cui scoppiò lo scandalo Expo, a maggio: corruzione di amministratori e politici, spartizione di lavori fra imprese legate alla destra e imprese legate al PD. La naturalità di patti stile Nazareno e delle larghe intese sul terreno politico hanno il loro fondamento in queste “larghe intese” sul piano degli interessi materiali, così commentai a caldo.

Renzi, da par suo, annunciò grandi e imminenti rivoluzioni: nuove norme contro la corruzione e altri mirabolanti interventi. Passata l’emergenza (quella “mediatica”, l’unica che gli importi per davvero) tutte le misure annunciate rimasero tali, ossia annunciate, e Renzi riprese il suo alacre lavoro di stravolgimento della Costituzione con il pregiudicato Berlusconi, vera priorità.

Poi, a giugno, scoppia anche lo scandalo Mose e ci risiamo da capo: larghe intese fra esponenti della destra e del PD per la spartizione di appalti e solita scena madre di Renzi che si straccia le vesti e annuncia improcrastinabili norme anti-corruzione. Annunci che restano annunci anche stavolta, ovviamente (le norme improcrastinabili sono diventate evidentemente procrastinabili).

Infine arriva l’indagine su Mafia Capitale: alla banda del Nazareno si sommano la banda della Magliana, neofascisti, mafiosi e ovviamente ci sono nel mezzo svariati renziani doc, come Patanè, per non dire del clima di amicale familiarità che lega Buzzi e la Campana (che Renzi ha voluto nella sua segreteria), e che si rivolge al mafioso chiamandolo “grande capo”.

Renzi anche stavolta fa di tutto per smarcarsi e apparire “altro”, fa quasi finta di passare di lì per caso; ma qualcuno dovrà pur fargli notare che a cena con Buzzi & c. c’era lui, e che questi generosi tizi gli hanno regalato in quell’occasione 10 mila euro, così, per simpatia.
Io mi domando, ma come è che noi non rischieremmo mai di finire a cena con Buzzi, tantomeno di farci finanziare da un simile personaggio? E come è che a me non è mai successo non dico di aver frequentato ma neppur di aver votato un personaggio politico che poi sia risultato corrotto o mafioso? Evidentemente non è poi così complicato discernere per chi votare, vien da pensare.

Ora il presidente del consiglio torna ad annunciare per l’ennesima volta le misure anticorruzione più volte annunciate in passato. Lo fa in un video pubblicitario di 4 minuti, e purtroppo non c’è nulla da ridere. Non sappiamo se stavolta riuscirà a far quello che annuncia, di certo non sarebbe per niente complicato. Il punto è che ciò che il governo propone appare ancora inadeguato: non basta semplicemente inasprire le pene, anche se l’annunciata intenzione di mettere finalmente mano alla prescrizione è un passo avanti (si tratterà di capire se lo si farà in maniera significativa o meramente simbolica, sempre che lo si faccia) così come il sequestro dei beni dei corrotti, che peraltro Libera propone da quasi venti anni.

Si tratterebbe di reintrodurre il reato di falso in bilancio, garantire maggior trasparenza agli appalti pubblici e tutelare veramente ed efficamente chi segnala casi di corruzione ma sopratutto si tratta d’affrontare, con una legge degna di questo nome, la questione del conflitto d’interesse e dell’intreccio strutturale fra mondo degli affari e mondo politico. Chiudendo per sempre, ad esempio, le così dette “porte girevoli”, il meccanismo che fa transitare ex politici dalla loro funzione pubblica ai vertici di banche e imprese che hanno a che fare con appalti pubblici o che operano in settori connessi a quelli della carica precedentemente ricoperta.
E occorrerebbe far un ragionamento serio sul finanziamento pubblico ai partiti e alla politica – senza sottostimare o far finta di non vedere il pessimo uso dei fondi pubblici fatto in passato e ridisegnando profondamente il meccanismo – ma al contempo senza consegnare il finanziamento dei partiti nel migliore dei casi a finanzieri e ricchi imprenditori o, nel peggiore, alla banda della Magliana e alla mafia. Che tipo di politica ne scaturisca è sotto gli occhi di tutti, se solo si volesse guardare.

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