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La dura e difficile vita del capitalismo italiano (e dei suoi manager) in 4 punti

montezemolo_marchionne_fotogramma di Tommaso Fattori

1) Montezemolo si lamenta del trattamento ricevuto da Marchionne: solo 27 milioni di euro di “liquidazione”.

2) Nel frattempo da fondatore, ex presidente e grande azionista di Italo Treno/NTV Montezemolo diventa anche presidente di Alitalia: alla faccia della mitica concorrenza. 

3) Alitalia è stata privatizzata nel 2008, in nome dell’altrettanto mitica “efficienza” del privato. Ma guarda caso, Alitalia “privatizzata” ha offerto un servizio decisamente peggiore e ha perso ben 5 milioni di euro al mese in più – 60 milioni l’anno in più – rispetto alla passata gestione pubblica. E questo “nonostante” i massicci licenziamenti di personale e malgrado lo stato si fosse accollato i debiti attraverso la bad company.

4) Nel frattempo Italo/NTV ha chiuso il bilancio dello scorso anno in rosso di 73 milioni e quest’anno non andrà meglio. Di qui il “salvataggio” che giunge oggi dall’autorità di regolazione dei trasporti: Italo pagherà a RFI il 37% in meno di quanto paga oggi per l’uso della rete ferroviaria pubblica (ciò varrà anche per Trenitalia). Insomma, ancora una volta si tratta di soldi pubblici che vanno a compensare mancati profitti, una variante sul solito tema (sul solito “verso”): socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili.

Eppure – ci ripetono Renzi e Marchionne, Montezemolo e Serracchiani, Davide Serra e Picierno – il vero problema italiano sarebbe l’eccessivo costo del lavoro e la sua rigidità. Eppure saremmo tutti sulla stessa barca, dove nessuno sfrutta e nessun altro è sfruttato. Eppure tutto deve essere privatizzato e lasciato in gestione ai Montezemolo di turno: dalla scuola alla sanità, dai trasporti all’acqua.

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