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La teoria e la pratica

grosz_ di Tommaso Fattori

Fra le pieghe della bozza del documento programmatico presentata alla Commissione europea il ministro Padoan deve ammettere – citando uno studio di Boeri e Garibaldi – che l’uscita dalla precarietà e la stabilizzazione del lavoro conduce ad un aumento della produttività e dei consumi*.

Sarebbe utile capire come questa ammissione “teorica” si sposi con la “pratica” del decreto Poletti, con il fanatismo della flessibilità in uscita e con l’attacco ai contratti a tempo indeterminato portato avanti dal governo Renzi, con il coltello fra i denti. La definitiva cancellazione dei miseri scampoli dell’ articolo 18 è solo la ciliegina finale. 

Chi ripete che il problema dell’Italia è la rigidità del lavoro (o usa lo slogan populisticamente efficace degli “sprechi” per giustificare tagli lineari di miliardi di euro alle regioni, ossia tagli alla sanità e al trasporto pubblico) è un delinquente: alcuni fra costoro sono solo profondamente ignoranti, molti altri, invece, sono consapevoli di essere appunto tali, ossia delinquenti.

* [Questo è il testo: “(…) the elimination of atypical labour contracts. In particular, it is assumed a shift from atypical workers to permanent workers by 4 percentage points over ten years. The hypotheses adopted in the simulation are consistent with those by Boeri and Garibaldi (2007). According to their findings, it is assumed that a shift of labour demand towards more stable types of contracts results in an average productivity increase (…). In details, the simulations show a gradual increase in consumption due to the increased share of workers on permanent contracts in the economy. The increased number of permanent workers boosts consumption as a result of ameliorated income prospects connected to permanent workers]

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