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Siamo tutti uguali. E alcuni sono più uguali degli altri

aa di Tommaso Fattori

Siamo tutti uguali. Ma non nel senso astratto della dichiarazione universale dei diritti umani, no, siamo proprio uguali per davvero. Per la Serracchiani “gli imprenditori non sono più padroni, ma lottano insieme a tutti noi”, per Serra la speculazione finanziaria arricchirà il pianeta, per Renzi ci vuole il Partito della Nazione.

Secondo il pensiero leopoldino non ci son più classi sociali nè sfruttamento: il finanziere Davide Serra è uguale a tua cugina che chiede un finanziamento per il mutuo, l’amico Farinetti è uguale ai suoi dipendenti pagati 8 euro lordi l’ora, Marchionne è uguale agli operai di Pomigliano, il sodale Carrai e l’amministratore delegato di Prada sono indistinguibili dall’autista del bus e dalla cassiera del supermercato.
Benissimo, assieme ai gettoni sono scomparse anche le classi e roba vecchia tipo “il dominio dell’uomo sull’uomo”, e perchè no, abbiamo fatto anche pace con la natura.

Ma se siamo così uguali, come mai il reddito e la ricchezza di una manciata di individui riuniti alla Leopolda è superiore a quella del milione di persone che sfilava a Roma il 25 ottobre?

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La teoria e la pratica

grosz_ di Tommaso Fattori

Fra le pieghe della bozza del documento programmatico presentata alla Commissione europea il ministro Padoan deve ammettere – citando uno studio di Boeri e Garibaldi – che l’uscita dalla precarietà e la stabilizzazione del lavoro conduce ad un aumento della produttività e dei consumi*.

Sarebbe utile capire come questa ammissione “teorica” si sposi con la “pratica” del decreto Poletti, con il fanatismo della flessibilità in uscita e con l’attacco ai contratti a tempo indeterminato portato avanti dal governo Renzi, con il coltello fra i denti. La definitiva cancellazione dei miseri scampoli dell’ articolo 18 è solo la ciliegina finale.