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“Cambia verso”? Dalla zuppa al pan bagnato: ancora tagli a Università e ricerca

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di Tommaso Fattori

Jobs act e attacco all’articolo 18 da una parte, tagli per 1 miliardo al MIUR dall’altra (‪#‎GianniniGelmini‬). E il coro mediatico che ci ripete, notte e dì, che stiamo “cambiando verso” e che perdinci, il tutto sarà pure un pò violento, ma queste sì che sono novità!

E invece questa è la zuppa dopo 30 anni di pan bagnato.

La disoccupazione non dipende dalla “rigidità” del lavoro, ossia dal fatto che in Italia il lavoro sarebbe eccessivamente “garantito” (siamo anzi fra i paesi più “flessibili” d’Europa pur essendo fra i pochissimi che non hanno neppure uno straccio di reddito minimo: insomma, il massimo della precarietà). 

Manca il lavoro perché nessuno si sogna di investire per ripensare il “modello di produzione” (cosa produrre e come produrre). In Italia, anzichè investire in ricerca ed innovazione si tagliano fondi per 1 milardo al MIUR. In Italia ci dicono che per essere “competitivi” dobbiamo togliere di mezzo l’articolo 18, precarizzare il lavoro, abbassare ulteriormente i salari.

Cambiare verso significa dare diritti e non toglierne; significa finanziare la ricerca, non tagliarla; significa progettare forme di lavoro stabile e non eternare la precarietà; significa introdurre forme di reddito minimo garantito e non dosi massicce di ricattabilità.
E far tutte queste cose allo stesso tempo, perchè di tempo non ce n’è più.

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