Categorie
Blog

Cui prodest? Sul perché il Fiscal compact non si è votato da solo

10006022_770180013016688_8389004208451563334_o di Tommaso Fattori

Nel corso di questa campagna elettorale per le europee i dibattiti con i candidati del PD e dei partiti del centro-destra avevano un che di surreale. I governi delle “larghe intese” – in Italia, in Germania, in Grecia – hanno scelto consapevolmente la strada dell’austerità, ma adesso sembrano tutti improvvisamente per l’Altra Europa, proprio come noi. Eppure questa Europa qualcuno l’avrà pur voluta, viene da domandarsi. L’Europa del 6 pack, del 2 pack e del Fiscal Compact non è scesa dal cielo, non si è materializzata per incanto. 

Il gruppo popolare europeo e il gruppo socialista, appassionatamente insieme, l’hanno scelta e consapevolmente voluta. In particolare Berlusconi ha sottoscritto tutti i peggiori trattati possibili immaginabili ed ha sieduto, al Parlamento europeo, nello stesso gruppo di Angela Merkel. Oggi, con coraggio leonino, chiede di rinegoziare le politiche europee che lui stesso ha sostenuto, e non si capisce come qualcuno possa dargli credito. Il Pd di Renzi non è stato da meno: in Europa ha votato e voluto esattamente le stesse cose di Berlusconi, in “profonda sintonia” con il gruppo popolare. Come se non bastasse, nel Parlamento italiano, giusto un paio d’anni fa, PDL, PD, centro montiano e persino la Lega hanno deciso di introdurre la norma del “pareggio di bilancio” in Costituzione: una regola stupida in generale, stupidissima in una fase di crisi, che toglie ai governi ogni possibile margine per attuare una politica economica attiva ed anticiclica. Renzi oggi chiede una momentanea “deroga” al rispetto del Fiscal Compact dovuta ad imprecisati motivi eccezionali, l’Altra Europa con Tsipras chiede di cambiare le regole, che è cosa ben diversa.

E tuttavia occorre un pò di memoria storica, per capire chi ci ha trascinati nella situazione in cui siamo, attraverso le larghe intese: “signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il Gruppo PD esprimerà un voto favorevole sulla ratifica del Trattato riguardante il cosiddetto fiscal compact e lo farà con consapevolezza e convinzione. (…) Per essere chiari ed espliciti, si tratta di ridurre il debito di qualcosa come 50 miliardi di euro l’anno per molti anni (…). Avevamo già preso questo impegno. L’aveva presa il governo Berlusconi con il ministro Tremonti e con la Lega che lo sosteneva, con il nostro reale sostegno (Applausi dal Gruppo PD), attraverso il cosiddetto six pack (…) che è stato negoziato da voi, dal vostro Governo, con il nostro convinto sostegno. Oggi lo ribadiamo. Al contrario di voi, noi ribadiamo il nostro sostegno e lo riaffermiamo” (Giorgio Tonini, intervento in Senato il 12/07/2012)

Sia chiaro, il fiscal compact e la scelta di costringere gli stati ad accumulare consistenti avanzi primari al fine di assicurare il servizio del debito sono scelte stupide ma allo stesso tempo sono scelte perfettamente funzionali agli interessi delle grandi banche e dei fondi di investimento, detentori dei titoli pubblici. Queste scelte sono un pezzo fondamentale di quel meccanismo di redistribuzione capovolta che sta trasferendo quote di ricchezza sempre maggiori dalle classi medio basse alle classi alte, dal lavoro alla rendita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *