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Piatti sporchi e felicità: verso l’ Altra Europa

10380692_648894808537989_986216037702210904_odi Tommaso Fattori

Stamattina, fissando attonito la gigantesca montagna di piatti da lavare accumulatasi in cucina e le cinque o sei lavatrici da fare, ho realizzato pienamente quanto sia stata totale la mia immersione nella campagna elettorale per l’Altra Europa. A chi mi ha ripetuto che era folle candidarsi senza strutture ed organizzazioni di sostegno alle spalle e senza risorse vorrei rispondere che questa campagna elettorale un pò sgangherata e totalmente autorganizzata mi ha permesso di incontrare una quantità inaspettata di compagne e compagni di strada eccezionali, nei “comitati per Tsipras” locali, nei paeselli, nelle grandi città. E rispondo anche che questa scelta mi permetterà un giorno di poter dire ai miei figli che nell’epoca del renzismo, del populismo e dell’austerità non sono rimasto a guardare alla finestra ma ho provato a dare il mio contributo per costruire la sinistra che vorrei.

Alle spalle non ho avuto “strutture” organizzate ma non sono stato affatto solo, anzi: ho avuto vicino a me un gruppo eccezionale di persone, a cui devo pressochè tutto. Questa campagna ha ricoagulato dentro e attorno al “comitato Tommaso Fattori per un’Altra Europa” compagne e compagni del tempo dei collettivi studenteschi, del movimento dei beni comuni, artisti, attori, documentaristi eccezionali, amiche e amici carissimi, oltre alla mia magnifica compagna (che la campagna elettorale sta rischiando di farmi perdere, per la verità) e tanti suoi colleghi ricercatori dell’European University Institute. Sono loro che mi hanno dato costantemente una mano, che a volte hanno preso possesso persino della mia pagina facebook (ebbene sì, avrete notato qualche post in stile meno “fattoriano” del solito; chi mi conosce sa che non sarei mai riuscito a scrivere di mio pugno frasi del tipo “queste sono persone che hanno deciso di darmi la loro preferenza sulla scheda elettorale”, tanto per dirne una).

A questo proposito, a chi mi ha fatto notare che era sbagliato il modo il cui stavo impostando la campagna, perchè avrei dimenticato, appunto, “che bisogna prendere anche le preferenze personali”, rispondo che invece ne sono ovviamente ben consapevole, ma che le preferenze non hanno senso se non vince prima di tutto l’Altra Europa e se non costruiamo il progetto collettivo. Per questo, più che al “nostro mondo”, al mondo dei già convinti, dei già informati, ho cercato di parlare soprattutto a chi sta fuori dalle nostre stanze e dai nostri circuiti. A volte l’ho fatto su sgabelli nei mercati, a volte nei parchi, accanto ai pensionati, oppure agli angoli delle strade e alle fermate dei bus, sui treni intercettando i pendolari, persino sulla spiaggia: in questi “comizi” (il termine non mi piace, perchè mi sembra segnare una distanza fra chi parla e chi ascolta che invece deve venir meno, affinchè l’incontro si trasformarmi in dialogo) ho sempre evitato slogan facili – trattando chi ascolta come un imbecille – e ho cercato di parlare in modo approfondito di questioni apparentemente complicate ma in realtà perfettamente comprensibili da chiunque: dalla conversione ecologica alla conferenza sul debito, dal reddito minimo garantito ai diritti civili, dai beni comuni al piano straordinario per l’occupazione, dall’agricoltura contadina alla pace, e così via, arrivando spesso a discutere, nel dettaglio, di pensioni, spesa sociale, avanzo primario, fiscal compact e mille altre questioni che suscitano ulteriori domande e interrogativi in chi ascolta.

Ne sono uscito rafforzando una certezza ormai incrollabile: lo spazio per una nuova sinistra c’è eccome, ma una sinistra che sappia stare ogni giorno fra le persone e sappia ripartire dalle periferie e dai quartieri popolari. Si tratta di un lavoro di lunga lena, per questo il 25 maggio è solo un inizio, non una fine, e il percorso che abbiamo iniziato deve continuare: tutto ciò che è solido si costruisce nei tempi lunghi.

Questa campagna elettorale (la prima della mia vita, se escludiamo le lontane elezioni studentesche) mi ha fatto ricordare le mille riunioni ai tempi del movimento degli studenti, i chili persi ai tempi dell’organizzazione del Forum Sociale Europeo, le innumerevoli iniziative messe in piedi per il referendum sull’acqua, le notti insonni sui pullman delle tante manifestazioni della mia vita, l’organizzazione dei tanti contro-vertici e dei tanti Forum in tutto il mondo, con persone di ogni angolo del pianeta, discutendo in tante lingue di progetti comuni, di giustizia sociale, di giustizia ambientale. Momenti belli, felici, da cui sono nate spesso campagne sociali e progetti che hanno inciso sulla vita di tanti, nel Nord e nel Sud del mondo.

La nuova sinistra o riuscirà ad essere di nuovo “internazionalista” o non sarà, anche per questo mi sono speso in prima persona per un progetto che ha l’orizzonte internazionale inscritto fin nel suo nome: l’Altra Europa. La nuova sinistra o riuscirà ad essere un progetto egualitario di emancipazione e felicità collettiva o non sarà. Il percorso dell’Altra Europa è appena iniziato, adesso prendiamocene cura e facciamolo diventare grande.

2 risposte su “Piatti sporchi e felicità: verso l’ Altra Europa”

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