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Cannabis terapeutica: invece di tagliare la spesa sanitaria, iniziamo a tagliare i profitti delle multinazionali

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  Tommaso Fattori

Pregiudizi e ritardo culturale ma soprattutto i profitti stratosferici delle multinazionali farmaceutiche: è questo blocco di ignoranza e d’interessi che impedisce al sistema sanitario nazionale di prescrivere i cannabinoidi agli asmatici, ai tetraplegici, a chi è colpito da sclerosi multipla e dal glaucoma, a chi soffre di dolori cronici ed emicrania, alle persone sieropositive e a chi ha contratto l’epatite C oppure malattie per le quali tutto ciò che la medicina può fare è aiutare a lenire la sofferenza. Ma anche i tantissimi anziani sottoposti per anni a terapie a base di oppiacei e derivati della morfina dovrebbero poter sperimentare i farmaci cannabinoidi, sia nelle case di cura che nelle loro abitazioni.


Nel 2013 i pazienti che in tutta Italia hanno avuto accesso legalmente ai farmaci cannabinoidi sono stati solo poche decine, nonostante le evidenze scientifiche sui benefici della canapa nella cura di un gran numero di patologie. E nonostante i costi infinitamente più bassi delle terapie a base di canapa, che consentono di ridurre in misura notevolissima le spese sostenute dai pazienti e dal sistema pubblico. Invece di tagliare la spesa sanitaria, iniziamo a tagliare i profitti delle multinazionali.

Nell’Altra Europa che vogliamo l’uso della canapa per motivi terapeutici dovrebbe essere accessibile a tutti coloro che possono trarne un miglioramento per la qualità della propria vita, non solo ai malati terminali o ai pazienti ospedalizzati.
Nell’Altra Europa che vogliamo non saranno le multinazionali farmaceutiche a influenzare le modalità di cura della nostra salute, ma saranno le solide evidenze scientifiche e le percezioni soggettive dei benefici dei farmaci sulla qualità della vita.

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