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Più poveri e più ignoranti: ma con tanti campi da golf

Jordan Baker 2di Tommaso Fattori

Le politiche di austerità garantiscono la crescita, non c’è dubbio: la crescita della disoccupazione, la crescita della povertà e la crescita del debito pubblico. Ma non dimentichiamo che garantiscono a perfezione anche la crescita dell’ignoranza. I dati Eurostat 2013, appena pubblicati, lo dimostrano inequivocabilmente: nel corso degli ultimi anni la percentuale dei laureati nel nostro paese è crollata ulteriormente, al punto che oggi siamo saldamente ancorati all’ultimo posto fra tutti i paesi UE (la media dei laureati nella UE a 28 è del 37% contro il 22,4% dell’Italia). E siamo al ventitreesimo posto per abbandoni scolastici.

La lungimirante logica dell’austerità impone tagli alla spese per l’istruzione pubblica, riduzione delle ore d’insegnamento nelle scuole superiori e tagli selvaggi alla ricerca. I fondi per i progetti di ricerca fondamentale sono stati addirittura azzerati. D’altra parte a che ci serve la ricerca? Come ha argomentato qualche tempo fa Zingales – uno dei fautori della fantasiosa teoria dell’ “austerità espansiva” – l’Italia ha un solido futuro solo nel turismo, grazie ai miliardi di cinesi o indiani che vogliono visitare Venezia o Pompei: altro che ricerca di base.

Ma i beni comuni artistici e culturali necessitano pur sempre di investimenti pubblici, forse è meglio puntare sul golf. Il ministro Franceschini ha recentemente chiarito alcune priorità del paese: “in Italia c’è un gran bisogno di campi da golf e ci sono regioni, in particolare del Mezzogiorno che, ampliando l’offerta di campi da golf, potrebbero riuscire ad attrarre il turismo straniero”. Dunque, avanti con austerità e campi da golf? O proviamo piuttosto ad investire nella conoscenza e nei saperi – scuola, università, ricerca, beni comuni culturali – mettendo così le basi per un’altra Italia ed un’altra Europa?