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Con la madre di Federico Aldrovandi. La politica faccia politica, non retorica

NewsExtra_107287 di Tommaso Fattori

Chi applaude gli assassini di Federico Aldrovandi lo uccide una seconda volta. E’ compito della politica introdurre immediatamente il reato di tortura in questo paese e non servono “parole contrite” o dichiarazioni alla stampa ma un impegno a far radiare dalla polizia gli assassini e i loro complici: e chi applaude gli assassini si rende complice.

E’ compito della politica rivoluzionare i criteri di formazione degli agenti. E’ compito della politica mettere il codice identificativo sul casco e sulle divise delle forze dell’ordine: dal massacro della Diaz alla recente passeggiata di un poliziotto sullo stomaco di una manifestante a Roma, niente è successo. E’ compito della politica fare politica e non inutile ed ipocrita retorica.

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Le mie confessioni: in preda ad una pulsione antimilitarista

Call-of-Duty

di Tommaso Fattori

Presidente Napolitano,

ritiene davvero che le minacce alla “sicurezza” in Italia ed in Europa siano minacce di natura militare? Non le pare che l’unica vera minaccia alla sicurezza di tutti noi provenga dalle politiche d’austerità, dalla disoccupazione di massa, dai tagli alla spesa sociale e dalla privatizzazione di beni comuni e servizi pubblici?

Ebbene sì, ammetto di essere in preda ad “anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare” e a “vecchie e nuove pulsioni antimilitariste»: continuo a preferire la spesa sociale a quella militare, continuo a preferire gli investimenti in ricerca ed occupazione piuttosto che in F35, continuo a preferire la tutela dell’ambiente e del territorio ai carri armati.

 

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25 aprile

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24 aprile

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Una Pasqua d’acciaio. Senza Europa e con il governo italiano in piena “siesta”

IMG_0024di Tommaso Fattori

Paolo Francini è un operaio delle acciaierie Lucchini di Piombino, in sciopero della fame dal giorno di Pasqua: «ho 54 anni, dal 1980 lavoro in quello stabilimento, adesso non me la sento proprio di trascorrere il periodo di Pasqua a casa, tra colombe e scampagnate come se nulla stesse accadendo”. Una forma di protesta “contro il Governo, ma anche per dire a me stesso, ai miei colleghi di lavoro e ai sindacati che non è giunto il momento di innalzare la bandiera bianca “.

La crisi della Lucchini è la perfetta illustrazione dei risultati della totale mancanza di una qualsivoglia politica industriale in questo paese, dove stiamo raccogliendo i frutti amari della mitica capacità autoregolativa dei “mercati” e dell’altrettanto criminale cialtroneria della nostra classe politica, priva di qualsiasi visione del futuro.

L’Italia vuol recuperare un qualche indirizzo di politica siderurgica o naviga a vista? Al governo (questo governo, ma anche i passati) qualcuno ha la più pallida idea di cosa significhi politica industriale, riqualificazione della siderurgia (dal punto di vista tecnico e ambientale), progettazione delle riconversioni? Perchè i governi tedesco e francese un’idea ce l’hanno, eccome. Mentre qui da noi tutti dormono sonni tranquilli.

In Europa è necessario strutturare proposte coordinate per una gestione condivisa della crisi di sovracapacità che colpisce la siderurgia europea. Italia, Spagna e Francia dovrebbero proporlo congiuntamente, costringendo la Germania – al momento fredda rispetto ad ipotesi di coordinamento delle ristrutturazioni – a scendere a più miti consigli. La Germania continua infatti a giocare il suo ruolo egemonico, solitario e distruttivo dell’Unione Europea utilizzando gli strumenti stessi offerti dall’Unione, a partire dalla moneta unica che, impedendo ai paesi periferici di svalutare, accentua le divergenze di competitività soprattutto nei settori dove la domanda è più sensibile ai differenziali di prezzo, come appunto il settore siderurgico. Ci può e deve essere moneta unica solo se al contempo c’è un reale coordinamento europeo delle politiche fondamentali, comprese quelle industriali, in ottica cooperativa fra i diversi paesi e non solo competitiva. E se c’è la volontà di costruire una vera unione europea, con istituzioni decidenti legittimate democraticamente.

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La Festa, si vende?

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di Tommaso Fattori

Mi aggiravo per la città e pensavo: ma a voi pare normale che le “feste” siano state abolite per i dipendenti di centri commerciali, super e ipermercati, grandi e piccole catene come la farinettiana Eataly e mille altri luoghi del consumo di massa? Al lavoro anche a Pasqua, Pasquetta, Liberazione, primo Maggio. Schiavo chi è costretto a lavorare, schiavo dello shopping chi è indotto a comprare.La domenica e nei giorni festivi si “consumano”, da sempre, soprattuto beni relazionali: si sta con gli amici, con i familiari, con le persone amate. Ci si riposa, si passeggia, si chiacchiera. Ma non è così per tutti, di certo non è così per questi lavoratori – perlopiù lavoratrici, a ben vedere – per cui il giorno di Pasqua o il Primo maggio non sono più un giorno di riposo. Persone in carne ed ossa, cui diviene impossibile, persino in questi giorni di festa, conciliare tempi di vita e di lavoro (già normalmente fatti a pezzi da una organizzazione del lavoro fondata su orari discontinui e turni spezzati).

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Cannabis terapeutica: invece di tagliare la spesa sanitaria, iniziamo a tagliare i profitti delle multinazionali

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  Tommaso Fattori

Pregiudizi e ritardo culturale ma soprattutto i profitti stratosferici delle multinazionali farmaceutiche: è questo blocco di ignoranza e d’interessi che impedisce al sistema sanitario nazionale di prescrivere i cannabinoidi agli asmatici, ai tetraplegici, a chi è colpito da sclerosi multipla e dal glaucoma, a chi soffre di dolori cronici ed emicrania, alle persone sieropositive e a chi ha contratto l’epatite C oppure malattie per le quali tutto ciò che la medicina può fare è aiutare a lenire la sofferenza. Ma anche i tantissimi anziani sottoposti per anni a terapie a base di oppiacei e derivati della morfina dovrebbero poter sperimentare i farmaci cannabinoidi, sia nelle case di cura che nelle loro abitazioni.

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Un casco davvero sicuro

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Quello con i codici identificativi per le forze dell’ordine

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Più poveri e più ignoranti: ma con tanti campi da golf

Jordan Baker 2di Tommaso Fattori

Le politiche di austerità garantiscono la crescita, non c’è dubbio: la crescita della disoccupazione, la crescita della povertà e la crescita del debito pubblico. Ma non dimentichiamo che garantiscono a perfezione anche la crescita dell’ignoranza. I dati Eurostat 2013, appena pubblicati, lo dimostrano inequivocabilmente: nel corso degli ultimi anni la percentuale dei laureati nel nostro paese è crollata ulteriormente, al punto che oggi siamo saldamente ancorati all’ultimo posto fra tutti i paesi UE (la media dei laureati nella UE a 28 è del 37% contro il 22,4% dell’Italia). E siamo al ventitreesimo posto per abbandoni scolastici.

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Futurismo anticostituzionale

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di Tommaso Fattori

Prima di tutto, cosa se ne va e cosa resta? Il governo Renzi non ha abolito le Province, ma le elezioni provinciali. Le Province sono state trasformate in enti di secondo grado, i cui organismi politici saranno composti da un ceto dirigente nominato e non più eletto direttamente, così che ad essere abolite risultano democrazia e diritto di voto, in nome di un “risparmio” complessivo che è stato calcolato fra i 30 e i 140 milioni di euro l’anno.  Anche il Senato non sarà affatto abolito, ma trasformato in un organismo composto da un ceto dirigente nominato e non eletto. Il superamento del bicameralismo perfetto è dunque un superamento della democrazia e delle elezioni dirette delle seconda camera. Con un “risparmio” risibile, ammesso e nient’affatto concesso che questo possa essere un criterio accettabile quando è in questione il funzionamento della democrazia stessa.